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Leggere se stessi e il mondo. La lettura contro l'analfabetismo emotivo

Leggere se stessi e il mondo. La lettura contro l'analfabetismo emotivo Leggere se stessi e il mondo. La lettura contro l'analfabetismo emotivo
Una delle più gravi piaghe della società contemporanea, scrive Sabrina Borriello in un saggio pubblicato sul sito della Rivista Scuola IaD, è quella che Daniel Goleman,definisce “analfabetismo emotivo”, ovvero «l’incapacità di assaporare il presente, di farsi carico del passato e di guardare con coraggio e ottimismo al futuro». La lettura, in questo contesto, si presenta come strumento imprescindibile per lo sviluppo dell’individuo nel suo rapporto con se stesso e con il mondo.

L’analfabetismo emotivo, una nuova piaga sociale

La diffusione di questo malessere emotivo non sembra tener conto di differenze etniche o sociali ed è all’origine di sintomi e problematiche di vario genere e di diversa importanza, dai disturbi alimentari all’abuso di droghe, dagli episodi di violenza a un più generale senso di impotenza, inquietudine e insoddisfazione.
Per questi motivi, scrive Borriello, l’analfabetismo emotivo si configura come «un vero e proprio problema di ordine sociale che chiama a raccolta tutti gli educatori, genitori ed insegnanti, dal momento che questi giovani, consumatori bulimici e anoressici nei valori, angosciati dalla paura del vuoto e impauriti dalla relazione con l’altro, saranno protagonisti del nostro domani».

Si rende quindi necessaria la mobilitazione di diversi attori co-responsabili della crescita di bambini e ragazzi, al fine di stimolare lo sviluppo dell’intelligenza emotiva, un tipo di intelligenza che può essere ampliata e raffinata nel tempo, e con particolare successo nelle prime fasi dell’apprendimento. In questo senso, la lettura è descritta nello studio come «un indispensabile strumento di consapevolezza emotiva e, quindi, di emancipazione sociale»; veicolo di conoscenza e di cambiamento, interiore ed esteriore.


Lettura e costruzione identitaria: storie, immaginazione e neuroni specchio

«Attraverso i libri che leggiamo, costruiamo il nostro essere, che è tatuato di parole. Senza i buoni libri che abbiamo letto, che ci hanno creati e ricreati, saremmo in qualche modo peggiori di quello che siamo, meno ribelli, meno coraggiosi e più conformisti. Leggere non è mai un dovere ma una scelta libera da cui derivano moltissimi benefici come l’apprendimento della lingua, la conoscenza del mondo, lo sviluppo dell’immaginazione e, soprattutto, la crescita personale e interiorei».


La fruizione di storie, da attributo ancestrale e desiderio vitale per la razza umana, diventa cardine per lo sviluppo cognitivo ed emotivo, una «potentissima forma di simulazione virtuale che ci permette di fare pratica con l’ampia gamma dei sentimenti umani, attraverso l’identificazione empatica coi personaggi, senza patirne direttamente le conseguenze». I più recenti studi neuroscientifici spiegano come le connessioni neurali siano rese più efficienti dalle esperienze immaginate attraverso storie e finzione, mentre le ricerche sui neuroni specchio rilevano l’attivazione dei medesimi circuiti neurali, sia al compimento dell’azione che alla simulazione della stessa attraverso la lettura. Ciò conferma, qualora ce ne fosse il dubbio, l’influenza positiva e importante della lettura sulla costruzione identitaria di una personalità in formazione.

La prima storia d’amore dovrebbero essere i libri

Anche secondo Mayer e Salovey, citati nel saggio, la letteratura è «la prima dimora delle intelligenze emotive», un luogo elettivo per fare esperienza di sentimenti, problemi e pensieri in un contesto fittizio, sviluppare competenze emotive e relazionali e imparare a leggere se stessi e il mondo esterno. Tutto questo, naturalmente, si rivela di fondamentale importanza nelle prime fasi di sviluppo ed educazione di una persona, come efficace strumento per apprendere come interpretare ciò che ci circonda e come gestire problemi ed emozioni. Per questo la frequentazione con i libri e la letteratura dovrebbe iniziare il prima possibile, in modo da radicarsi profondamente nelle abitudini e nelle passioni di un individuo e accompagnarne la crescita e lo sviluppo nel tempo.

«Quella con il libro è una storia d’amore che comincia prestissimo, quando, seduti sulle gambe di mamma o papà, gli adulti leggono per noi alla sera. La storia letta alla sera, come già Pennac sottolineava, più bella e disinteressata di una preghiera, mette in risalto una delle funzioni essenziali del racconto e più in generale dell’arte, che è quella di imporre una tregua alla lotta degli uomini, uno sgravo al peso della quotidianità.»

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